11 gennaio ore 8.00: ...un esempio facile di calcolo di aumento di capitale...
Sintetizziamo un esempio di aumento di capitale, per consentire a chi vuole esercitarsi su questo aspetto finanziario di poterlo fare con numeri semplici.
Dati sull'azienda: Roe medio ultimi 4 anni 14%, mezzi propri 1000 euro, numero azioni 1000.
Dati finanziari: tasso risk free 2.0%, tasso rischio 5.0%.
Dati sull'aumento di capitale: una nuova azione ogni vecchia azione posseduta al prezzo di 1.0 euro.
Prezzo di borsa ante aumento di capitale: 1.5 euro per azione.
Domande e risposte:
Passiamo al trading.
Spostare il segnale long di Unicredit sul break-out di 2.592.

Riepilogo titoli italiani.
| TITOLI SHORT | Ultimo | Var% | Quantità | Segnale operativo | Stop | |||
| MEDIA | #DIV/0! | |||||||
| TITOLI LONG | Ultimo | Var% | Quantità | Segnale operativo | Stop | |||
| FIAT | 3,912 | 5,52% | 1 | N.A | B-down (1.5%x4) 3.822 | |||
| STMICROELECTRONICS | 5,04 | 4,97% | 1 | N.A | B-down (1.5%x4) 4.73 | |||
| MEDIA | 5,25% | |||||||
| TOTALE DOUBLE-WAY | 5,25% | |||||||
| BENCHMARK-MIBTEL | 15652,83 | 2,73% | ||||||
| TITOLI WATCH | Ultimo | Var% | Segnale operativo | Stop | ||||
| UNICREDIT | 2,424 | 6,04% | L1 B-out (1.5%x4) 2.592 | B-down (1.5%x4) 2.592 | ||||
| FINMECCANICA | 2,776 | 0,58% | L1 B-out (1.5%x4) 2.838 | B-down (1.5%x4) 2.838 | ||||
| INTESA SANPAOLO | 1,169 | 6,63% | L1 B-out (1.5%x4) 1.168 | B-down (1.5%x4) 1.168 | ||||
Titoli internazionali.
Spostare lo stop di Daxx sul break-down di 59.35.

Riepilogo titoli internazionali.
| TITOLI SHORT | Ultimo | Var% | Quantità | Segnale operativo | Stop | |||||
| MEDIA | #DIV/0! | |||||||||
| TITOLI LONG | Ultimo | Var% | Quantità | Segnale operativo | Stop | |||||
| DAXX | 60,28 | 2,60% | 1 | N.A | B-down (1.5%x4) 59.35 | |||||
| SUNTECH POWER | 2,44 | 3,28% | 1 | N.A | B-down (1.5%x4) 2.22 | |||||
| MEDIA | 2,94% | |||||||||
| TOTALE DOUBLE-WAY | 2,94% | |||||||||
| BENCHMARK | ||||||||||
| NASDAQ | 2707,22 | 1,15% | ||||||||
| TITOLI WATCH | Segnale operativo | Stop | ||||||||
Dati macro del giorno.
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Notizie flash.
Parte la stagione delle trimestrali Usa e come sempre è Alcoa ad aprire le danze. E lo fa con indicazioni contrastanti: il quarto trimestre si è chiuso con un rosso di 193 milioni di dollari ed il risultato per azione in versione adjusted ha messo a segno una perdita di 3 centesimi, di 1 cent superiore al consenso. Meglio delle attese invece il fatturato, passato da 5,65 a 5,99 miliardi, su un consenso di 5,74 miliardi, in aumento del 6% rispetto ad un anno fa ma in calo del 7% rispetto ai 6,4 miliardi del trimestre precedente. L'Ebitda rettificato trimestrale si è attestato a 445 milioni di dollari. Per quanto riguarda l'intero 2011, la società ha riportato ricavi pari a 25 miliardi di dollari contro i 21 miliardi del 2010 mentre l'utile netto è stato di 611 milioni di dollari (0,55 dollari per azione) rispetto ai 254 milioni (0,24 dollari per azione) di un anno fa. Il calo del prezzo dell'alluminio ha costretto il colosso siderurgico statunitense a ridimensionare il proprio business, chiudendo o riducendo la capacità dei propri stabilimenti fino al 12% in meno. In particolare, lo stabilimento di Alcoa e Rockdale, in Tennessee e in Texas, saranno chiusi in maniera permanente riducendo la produzione di 291 mila tonnellate annue, il 7% del totale. Di ieri è invece la notizia che l'ulteriore taglio del 5% nella produzione dell'alluminio sarà ottenuto con la chiusura temporanea o permanente di tre stabilimenti europei, in particolare quelli spagnoli di Avilés e La Coruna e quello sardo di Portovesme, che stando a quanto si legge sul sito internet di Alcoa sarebbero tra gli stabilimenti più costosi dell'intero sistema. A rischio circa 1500 dipendenti, di cui 500 solo nell'isola italiana (con ulteriori 500 occupati nell'indotto).
L’amministratore delegato della Fiat, Sergio
Marchionne, ha anticipato che Fiat e Chrysler potrebbero aprirsi a un terzo
partner, europeo o asiatico. L’occasione è stata il Salone dell’Auto di Detroit.
Nessuna trattativa è ancora in corso ma alcune voci parlano di un possibile
avvicinamento a Peugeot. La casa automobilistica francese ha venduto nel 2011
circa 2,6 milioni di vetture, di cui 2 milioni in Europa, e 500 mila veicoli
commerciali leggeri. “Una partnership – sostiene Intermonte in una nota di ieri
– porterebbe ad una razionalizzazione dei costi per gli investimenti,
aumenterebbe notevolmente la market share in Europa e darebbe accesso al mercato
cinese in cui Peugeot è presente con una joint venture. La società transalpina
soffre delle stesse problematiche di Fiat essendo esposta alla fascia bassa del
mercato auto europeo”, prosegue il broker. A livello di debito netto industriale
Peugeot si attesta intorno ai 2 miliardi di euro (lordo circa 10 miliardi)
rispetto ai circa 5 miliardi di Fiat (lordo intorno ai 24 miliardi).